26 Novembre 2020
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Verso forme nuove di gioco, incontro e aggregazione

23-04-2020 22:38 - Il Punto
IL PUNTO di Vittorio Bosio -Presidente Csi Nazionale

È molto forte la voglia di riprendere le attività, e non solo quelle sportive. Vorrebbe dire che la crisi è superata, che riprendiamo a respirare a pieni polmoni e magari aria più pulita.
Ma dobbiamo prendere atto, con realismo, che non succederà a breve. Intanto penso con nostalgia ai nostri ragazzi che giocavano spensierati sui campi degli oratori o nelle palestre, o sulle piste. Non possiamo però confondere i desideri con la realtà. Purtroppo la ripresa sembra ancora lontana. O quanto meno sembra di là da venire quella “normalità”, cui eravamo abituati e che –continuiamo a dirci – non tornerà più. Per lo meno senza aver fatto i conti con un nuovo modo di stare insieme, un rinnovato senso della vita e della comunità, più rispettoso dei rapporti personali e del Creato, del quale dovremmo essere i custodi e che forse invece abbiamo considerato un forziere da saccheggiare senza ritegno. Un modo nuovo che comporterà cambi importanti degli stili di vita.
Ora viviamo un po' sotto anestesia, immaginando una ripresa miracolosa, come se non fosse accaduto niente. Va invece elaborata la sconfitta di un modo di vivere comunque sbagliato, spesso privo di equilibri sociali e morali. Improvvisamente, un microscopico virus ci ha messo spalle al muro, costringendoci ad aprire gli occhi.
Che la fase più dura della crisi stia passando non ci deve illudere. La ripresa, quando avverrà, dipenderà dalla nostra capacità di modellare le attività cambiando le regole e andando incontro con fiducia alle novità. Il Csi è sempre stato precursore di strade nuove. Dobbiamo credere in noi stessi, nei valori fondanti dell'Associazione. Per farlo è necessario che teniamo fissa la barra della nostra navigazione verso l'orizzonte immutabile dell'attività sportiva al servizio della persona, con impegno educativo e formativo. Gli obiettivi fondamentali: favorire il gioco, l'aggregazione, il bene dei ragazzi. Poi abbiamo ampliato fortemente il nostro raggio d'azione, divenendo interlocutori importanti per le famiglie e per le istituzioni, in sinergia con Diocesi, Parrocchie e Oratori.
In questi giorni affannati, tumultuosi, e per molti disperati, ho trovato interessanti le parole della ministra della Famiglia, Elena Bonetti, che ha sottolineato il diritto dei ragazzi di poter giocare. Non con una semplice proposta di cancellare i vincoli dell'ormai famoso “distanziamento”, realizzando forme nuove di incontro e di aggregazione. Appellandosi anche al rispetto delle regole e all'utilizzo, in forme nuove, di volontari che potrebbero aiutare nella gestione controllata di parchi, palestre, piste, o altri spazi di gioco. Non sarà certo facile, ma ciò non ci esime dal lavorare a qualcosa di nuovo, poiché non è nel Dna del Csi subire le situazioni passivamente. Abbiamo migliaia di società sportive animate e gestite da dirigenti, spesso geniali inventori di forme nuove di proporre sport. Basta un solo esempio, ricordando quei sorrisi compassionevoli al solo sentirci parlare della possibilità di inserire i ragazzi con disabilità nell'attività sportiva “normale”. Non era quella una sfida spinta dal coraggio di cambiare le regole del gioco? L'abbiamo vinta, come tante altre, tutte importanti. Dunque mettiamoci al lavoro con serenità, senza dimenticarci della realtà dei fatti, ma con il coraggio degli uomini del Csi.



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